Dietro la sua atmosfera da capitale ultra-moderna, Seul nasconde un segreto che pochi corridori sospettano: la sua gara di punta esisteva già prima della Seconda guerra mondiale 🗓. La Maratona di Seul, nota anche con il suo nome storico “Dong-A Marathon” in omaggio al giornale che la fondò. A marzo riunisce oltre 35.000 concorrenti sulla classica 42,195 km, insieme a una più popolare 10 km ☀️. Premiata con la Platinum Label da World Athletics, l’evento figura tra le gare da record del calendario asiatico, accanto ad altri eventi in Corea del Sud 🇰🇷.
La storia inizia nel 1931 con la gara di Youngdungpo, l’antenata diretta dell’evento di oggi 🏯. Il velocista Sohn Kee-chung, vincitore nel 1933, conquisterà poi l’oro olimpico a Berlino nel 1936 sotto la bandiera giapponese, poiché all’epoca la Corea era ancora colonizzata 📍. Il quotidiano Dong-A Ilbo censura la foto della bandiera giapponese nel suo resoconto; le autorità coloniali sospendono la gara per rappresaglia 😶. La guerra mondiale e poi la guerra di Corea impongono ulteriori interruzioni, prima di un ritorno già nel 1954. L’evento poi si sposta lontano dalla capitale: prima a Chuncheon nel 1992, città che oggi ospita una propria maratona, poi a Gyeongju dal 1993 al 1999, prima di tornare definitivamente sulle sue strade originarie nel 2000 📆. Hwang Young-cho, vincitore nel 1991, conquisterà anche l’oro olimpico a Barcellona l’anno successivo 🥇—prova del bacino di talento che la gara rappresentava già allora.
Ormai una gara mitica, oggi il percorso parte da Gwanghwamun Plaza, sotto lo sguardo del Palazzo Gyeongbokgung, passa davanti alla statua dell’ammiraglio Yi Sun-sin e poi alla porta Namdaemun 🌸. Il gruppo attraversa quindi il parco lineare di Cheonggyecheon, una sequenza generalmente veloce e scorrevole lungo ampi viali fino al distretto di Dongdaemun 🏙️. L’unica vera difficoltà del percorso è il ponte Jamsil, attraversato tra il km 34 e il km 35: una salita dolce, vento esposto sopra il fiume Han, e gambe sempre più stanche 😬. L’ultimo tratto scende verso lo Stadio Olimpico di Jamsil, teatro dei Giochi del 1988, per un arrivo sulla leggendaria pista 🏟.
La Maratona di Seul mantiene anche le promesse sul cronometro ⏱️. Il record del percorso appartiene all’etiope Haftu Teklu, che ha corso in 2:04:23 nel 2026 davanti al connazionale Getaneh Molla, battuto di un solo secondo nello sprint ⚡️. Al femminile, la rumena Joan Chelimo Melly detiene il miglior tempo dal 2022 con 2:18:04. Qui sono stati stabiliti 10 dei 28 record nazionali sudcoreani di maratona, a dimostrazione chiara del ruolo centrale dell’evento per l’atletica del Paese 📊. Anche la partecipazione straniera sta esplodendo: 6.424 corridori dall’estero sono partiti nel 2026, un aumento del 70% in un solo anno! 😮
A differenza delle grandi maratone che funzionano con sorteggio, qui l’iscrizione è in ordine di arrivo! 🤠 Ma non è tutto: è anche integrata da un certificato di prestazione sotto 4:59 in maratona per poter ottenere un pettorale 🎫. L’atmosfera resta affollata e disciplinata dall’inizio alla fine: ristori cronometrati con precisione, banane distribuite intorno al km 30, una folla densa lungo tutto il percorso—ben oltre perfino quella della Seoul International Ultra Trail Running Race che anima le colline della stessa città in modalità trail.
Dopo la fatica arriva il comfort di una visita al quartiere tradizionale di Bukchon e alle sue case hanok, dove i vicoli offrono un contrasto con l’asfalto piatto divorato solo poche ore prima 🏘. Una salita alla N Seoul Tower permette poi di ammirare la megacity dall’alto e, dall’altezza, individuare il percorso corso proprio quella mattina 🌆. Il quartiere vicino di Insadong, con le sue bancarelle di artigianato e le tradizionali case da tè, è perfetto per una pausa più tranquilla per gambe stanche. Nel piatto, il corpo chiede soprattutto comfort: una ciotola di bibimbap, costine alla griglia del BBQ coreano, oppure una zuppa samgyetang al ginseng valgono come recupero tanto quanto come ricompensa 🍲.
Quasi centenaria e ancora altrettanto veloce, la Maratona di Seul dimostra che si può invecchiare senza perdere un grammo di velocità. Un “Soul” indistruttibile, letteralmente 🏁.
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