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Inserito il lun 23 marzo 2026 da Finishers

Imparare a volare con le proprie ali: la storia di Hoka

Partendo da zero, i due fondatori di HOKA sono riusciti a creare un impero nel mondo del running. Il marchio savoiardo è ormai entrato nella lista dei brand più prestigiosi del trail e della corsa su strada. Conosciuta per le sue suole XXL, la linea di scarpe ha però avuto alcune difficoltà a integrarsi nel mercato. Un ritorno sulla success story di due collaboratori che ci hanno creduto fino in fondo, nonostante i fallimenti.

Lo sappiamo, ogni bella storia inizia per caso, con un fallimento, un incontro…🤝 Avrai tra l’altro sicuramente già letto la favolosa storia di ASICS sul nostro blog Finishers (se non l’hai fatto, ti invitiamo a farlo SUBITO 👿). Il marchio che scoprirai oggi è stato inventato da due francesi disoccupati e oggi riunisce migliaia di runner in tutto il mondo 🌍. Tieniti forte, perché questo racconto inizia sui sentieri di un vulcano siciliano, passa per una discesa sbagliata all’UTMB, e calza i piedi di Ludovic Pommeret 🐐. 

Quando ti parliamo delle scarpe da corsa HOKA, pensi sicuramente a suole grandi, vero❓ Bingo, ci abbiamo visto giusto! 🔔 Questo marchio di scarpe XXL, che a volte fa discutere, ha completamente sconvolto il mondo del trail e del running 🏃. Ti portiamo nella fantastica storia di HOKA.

Prima di HOKA: quando il trail cercava ancora la sua strada

C’era una volta, nel 2000, tre appassionati di trail, Jean-Luc Diard, Nicolas Mermoud e Christophe Aubonnet, che partono per un raid di 250 km in Sicilia 🇮🇹. Durante questa gara, scendono a rotta di collo lungo le pendici dell’Etna (il vulcano attivo più alto d’Europa, che raggiunge i 3.300 metri di altitudine 🤓). Il terreno vulcanico offre agli atleti un suolo morbido, instabile, creando una sensazione che non dimenticheranno mai: l’impressione di volare 🦅. Questo ricordo resterà impresso, e un’idea germoglia in un angolo della loro testa 🌾.

Prima di entrare nel vivo (sappiamo che non stai nella pelle, ma un po’ di pazienza 🧘), un po’ di contesto ✋. All’inizio degli anni 2000, il trail non è ancora lo sport ultra-ambito che conosciamo oggi 📆. Il marchio Salomon domina il mercato, ma senza un vero rinnovamento l’azienda rischia di mancare la svolta economica 🥴. Dopo l’acquisizione di Salomon da parte di Adidas, il clima si fa teso. Il direttore abbandona la nave e nomina Jean-Luc Diard CEO 🧑‍💼 (un consiglio, ricordati bene questo nome). Quest’ultimo punta sul trail-running, sviluppa la gamma di Salomon… e funziona 😍. 

Qualche anno dopo, altrove in Savoia, ai piedi di Chamonix, all’UTMB 2007, una discesa fatale farà nascere un’idea 💡. Il futuro cofondatore di HOKA, Nicolas Mermoud, crolla dopo aver guidato buona parte della gara 🤯. All’epoca, nessuna scarpa permette di scendere veloce, forte e in sicurezza. Mancava qualcosa 👀. Nicolas nota che il mercato del running non offre nessuna suola grande con un buon ammortizzo ↕️.

Solo che, nel giugno 2008, il mondo del running viene scosso dall’uscita di un libro diventato di culto: Born To Run 📕. Scritto da Christopher McDougall 🇺🇸, quest’opera analizza la performance e la resistenza di una tribù in Messico dotata di capacità di resistenza fuori dal comune 💨. Il giornalista esalta nei suoi scritti il minimalismo, la corsa naturale, e scarpe quasi inesistenti 🪶. Solo che, da parte sua, Jean-Luc Diard (CEO di Salomon in quel momento) non è convinto 🤨. I reparti di ricerca dell’azienda sono chiari: queste scarpe aumentano il rischio di infortuni, soprattutto nei principianti 🐥. Il dilemma è totale: seguire la tendenza o fidarsi del proprio istinto? 🤜🤛

Per completare il quadro, il 30 agosto 2008, a Chamonix succede qualcosa di grande che sconvolge il mondo del trail 😲. Un UFO di nome Kilian Jornet vince l’UTMB in 20h56 e 59 secondi 👽. Questa prestazione conferma la moda del minimalismo e fa cattiva pubblicità alle suole XXL, perché l’atleta catalano corre con un paio di scarpe chiodate e una semplice cintura intorno alla vita (come te quando vai a trottare 5 km alla fine 🧐). I marchi vanno in panico, riducono l’ammortizzazione e assottigliano le suole 🤏. 

La nascita di HOKA 🐣

Nel 2008, la crisi economica crea un contesto complicato 💸. Jean-Luc Diard lascia il suo posto 💼. Anche Nicolas Mermoud rimane senza lavoro. Durante una passeggiata sulle alture di Annecy, i due amici espongono un’idea: e se dessimo ai runner la possibilità di volare, come abbiamo fatto sull’Etna nel 2007 ? 🌋 Il timing sembra catastrofico. Crisi economica mondiale, un mercato che giura solo sul minimalismo… 🐞 E loro arrivano con una scarpa massimalista 🐘. Concentrandosi solo sul mercato del footwear, realizzano una suola enorme, pensata come un’interfaccia piede-terreno 🪨. Stabile in salita, ultra-rassicurante in discesa, con una suola di 6 cm 📏. Battezzano il loro prototipo HOKA ONE ONE, che significa “volare sulla terra” in maori (da qui l’uccello scelto come logo… Eh sì Jamy ! ☝️). 

Ti immagini bene che riuscirci al primo colpo sarebbe troppo facile 🎯. Durante le prime presentazioni, è una doccia fredda 🥶. La coppia viene paragonata a una scarpa ortopedica. Correre con scarpe che indosserebbe la nonna non è proprio l’effetto futuristico sperato...👵 Ma a volte basta un solo momento per cambiare tutto, un piccolo colpo di mano del destino insomma! 🦋

Grazie « Ludo »! 😮‍💨

Per capire il seguito della storia, direzione l’Isola della Réunion, per la Diagonale des Fous 2010 🦜. Un certo Ludovic Pommeret, 35 anni, è in difficoltà al 70° chilometro 🥵. È bloccato in 12ª posizione, sull’orlo del ritiro. D’impulso, cambia scarpe e indossa un prototipo HOKA. Nonostante una fatica estrema, Pommeret rimonta uno a uno i suoi avversari e conclude secondo 🥈. Sulla stampa, l’aneddoto fa l’effetto di una bomba 💣. Tutti vogliono sapere cosa indossava « Ludo » per riuscire in una rimonta del genere 📸. Ed ecco, HOKA è appena nata agli occhi del mondo.

Nicolas Mermoud sente il colpo e sviluppa rapidamente il mercato americano 💰. Il successo è fulmineo 📈. Qualche anno dopo, il marchio viene acquistato da Deckers Outdoor Corporation, un produttore americano di calzature. Nel 2016, gli Stati Uniti rappresentano già due terzi delle vendite e HOKA produce quasi due milioni di paia all’anno 👟. Nello stesso anno, il Team Trail HOKA vince l’UTMB sia tra gli uomini sia tra le donne con Ludovic Pommeret e Caroline Chaverot 🇫🇷. Si può dire che il cerchio si sia chiuso, no? 🔄

Dal trail alla strada, dai 10 km all’ultra, HOKA ha vinto la sua scommessa: offrire comfort, sicurezza e performance senza rinunciare al piacere di correre 🤤. Il marchio oggi fa parte dei più importanti nel mondo del running, collaborando con grandi atleti come Jim Walmsley, che in particolare ha concluso 100 miglia in 6h09'26 in occasione del progetto "Carbon X2", organizzato da HOKA. Come non citare i trail runner Sylvain Cachard, Manon Bohard, ma anche Ludovic Pommeret (per fortuna 😂). La morale della storia è che se Nicolas Mermoud avesse vinto l’UTMB nel 2007 e se Jean-Luc Diard non avesse lasciato il suo posto, HOKA forse non esisterebbe. Come a dire: a volte bisogna saper perdere per vincere 🏆.

Pssst, per il piccolo ammiccamento della storia, Nicolas Mermoud si è preso una piccola rivincita e ha concluso la MCC 2025 (38 km, 2 322 mD+) in 5h47’46" ⏳.

Speriamo che tu abbia l’HOKA-sione di provare questo marchio, decollo garantito! 🛫