Fine ottobre. La notte è già calata da un po’ quando le porte della chiesa di Höganäs si aprono su una folla di runner tesi, lampade frontali accese 🔦, respiro che fuma nell’aria fredda della Scania. E poi, spuntando dal nulla, un cavaliere mascherato in groppa al suo destriero irrompe per guidare i corridori fuori città prima di svanire nella notte 🐴. Questo è Kullamannen by UTMB, e qui le cose seguono regole un po’ diverse rispetto ad altre gare 🏃.
Un po’ diverse, sì. Perché questa gara, fondata nel 2014 sulle coste meridionali della Svezia, ha una personalità che pochi eventi al mondo possono vantare. Attinge a qualcosa di antico, difficile da racchiudere in una scheda tecnica: un’atmosfera. Quella di una penisola baltica sferzata dalle tempeste autunnali, abitata dal mito di un cavaliere immortale, e intrecciata da sentieri costieri che si affacciano sul mare nel buio totale 🌚. Non assomiglia a nessun’altra tappa del circuito UTMB World Series. È unica 🌊.
La leggenda di Kullamannen racconta la storia di un cavaliere dal cuore spezzato che si ritirò all’estremità della penisola per costruire un castello circondato da spade, così da non dimenticare mai la persona amata 💔. Nessuno sa davvero chi fosse, ma in ogni versione del racconto è l’immortale che si schiera sempre con i deboli contro i loro oppressori ⚔️. Giusto e spietato allo stesso tempo. “Duro ma giusto”, come dicono gli svedesi 🇸🇪. Questa è praticamente la definizione perfetta della gara. E se vuoi una possibile origine di tutto ciò: una fonte la fa risalire alla Battaglia di Svolder nell’anno 999, quando il re norvegese Olav Tryggvason, circondato da una flotta di gran lunga superiore, scelse di gettarsi in mare piuttosto che arrendersi. Su queste coste si organizzavano ultra che rifiutavano di mollare ben prima che venissero inventati i pettorali 🛡️;
La penisola di Kullaberg, il terreno di gioco centrale della gara, non è uno scenario qualunque ⚓️. Abitata fin dall’Età della Pietra, conserva circoli di pietre, tumuli funerari e tracce di antichi villaggi 🏘️. Sotto le tue scarpe da trail, millenni di storia compressi nel calcare. E all’estremità della penisola, il faro di Kullen, il più potente di tutta la Scandinavia, veglia sull’Öresund, una delle rotte marittime più trafficate al mondo 🚢. A un certo punto del percorso, corri con la vista di centinaia di navi che attraversano tra Svezia e Danimarca, al buio, mentre un vento da nord, con garbo ma con fermezza, cerca di farti cambiare idea sul fatto di essere lì 🌬️.
I numeri della “100 Miles” meritano di essere messi in chiaro: 173 km, 2.300 m di dislivello positivo, passaggio attraverso 15 riserve naturali e due cime, partenza da Höganäs, arrivo a Båstad. Il dislivello può sembrare modesto, ed è proprio questa la trappola in cui cadono tutti quelli che arrivano dalle gare alpine il primo anno 🙃. Il tasso di ritiro oscilla tra il 40 e il 60%. Per confronto, l’UTMB si aggira intorno al 30%. Il motivo si riassume in due parole: “autunno” e “Svezia”, che portano tempeste costiere da sud-ovest, venti violenti e più notte che giorno 🌝. Il tratto di cui tutti parlano si chiama Dödens Zon, la Zona della Morte, senza metafore ☠️. Single track tecnici lungo la sommità delle scogliere di Kullaberg, di notte, con il vento che arriva dal Kattegat. Kullamannen è soprannominata “Paradiso, mare e inferno”, e non è solo un modo di dire. È anche un bollettino meteo 😜. Al di fuori della 100 Miles, la “Sprint Ultra 100K” (108 km, 749 m D+, 3 Running Stones) è la versione per chi preferisce soffrire con un po’ meno filosofia notturna; la “Seventh Seal” su 53 km prende il nome dal film di Ingmar Bergman (il regista svedese che ha ripreso un cavaliere che gioca a scacchi con la Morte su una spiaggia), che, decisamente, si sposa perfettamente con l’atmosfera generale dell’evento 🎬. Infine, la “North Shore” da 22 km segue la costa di Kullaberg per chi vuole il panorama senza prendersi il meteo in piena faccia 😬.
Ciò che distingue davvero Kullamannen nel calendario UTMB è che abbraccia fino in fondo ciò che è: una gara oscura, letteralmente e figurativamente, radicata nel folklore nordico. Gli organizzatori lo dicono apertamente: chiunque si presenti sulla linea di partenza è già un eroe 🦸. Perché impegnarsi in un ultra-trail sulla costa svedese alla vigilia di Halloween, sapendo che c’è una probabilità su due di non arrivare al traguardo, richiede davvero un certo tipo di coraggio.
Il cavaliere mascherato ci sarà. La tempesta, non necessariamente—se sei fortunato. Ora tocca a te! 🫵
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